Recensione – “L’atelier segreto di Parigi” di Juliet Blackwell

Buon venerdì! Con la recensione di oggi ci prepariamo a celebrare la Giornata della Memoria, perché tratta di un libro ambientato proprio durante la Seconda Guerra Mondiale: L’atelier segreto di Parigi di Juliet Blackwell

Juliet Blackwell è una scrittrice americana di bestsellers del New York Times. Ha lavorato come antropologa in diversi Paesi come Messico e Filippine, ma anche in Europa. Ha raggiunto il successo editoriale grazie ai suoi romanzi ambientati in Francia, che hanno conquistato lettori in tutto il mondo. Al momento, L’atelier segreto di Parigi è l’unico suo romanzo tradotto in italiano. 

“L’atelier segreto di Parigi”, romanzo storico di Juliet Blackwell

L’atelier segreto di Parigi di Juliet Blackwell (Newton Compton, 2022, disponibile anche in versione eBook) è un romanzo in cui i sentimenti umani sono i veri protagonisti. 

Personaggi: le protagoniste principali di questo romanzo storico sono Capucine Benôit, creatrice di ventagli di lusso, e la figlia Mathilde, cresciuta con i nonni paterni dopo la morte del padre. Tanti altri personaggi entreranno a far parte della vita di queste due donne, condividendo lo stesso periodo drammatico. 

Trama: Parigi, 1944. L’occupazione tedesca ha ormai preso piede in tutta la città deportando gli ebrei, chiudendo i loro negozi e occupando le loro case. Capucine Benôit, stilista e creatrice di ventagli insieme al padre, ha un piccolo atelier nel centro di Parigi che a causa della guerra ha visto calare le vendite, ma la cosa peggiore avviene quando entrambi vengono arrestati e costretti a chiudere l’attività. Capucine non è ebrea ma le idee politiche del padre si sono rivoltate anche contro di lei, provocando la deportazione di uno e la prigionia in un campo di lavoro dell’altra. L’unico conforto di Capucine è sapere che la figlia Mathilde, coraggiosa e intelligente, è al sicuro dai nonni paterni, che l’hanno cresciuta dopo la morte del loro figlio perché non approvavano lo stile di vita della madre. 

Durante i lunghi mesi di prigionia, Capucine fa amicizia con alcune persone che condividono la sua stessa sorte, creando una famiglia pronta a sostenersi e aiutarsi in tante occasioni. Il tempo per riflettere non manca e, mentre lavora, Capucine ripensa spesso alla sua vita passata e la speranza di ricongiungersi alle persone che ama le dà la forza di andare avanti malgrado tutte le difficoltà. I drammi non tarderanno ad arrivare, aspettando l’agognata Liberazione da parte degli Alleati. Questo lieto evento porterà Capucine anche a un incontro travolgente con Mathilde e Charles, l’uomo che ama… 

Ritmo: è molto piacevole e scorre velocemente in un vortice di emozioni e tragedie, che si alternano senza sosta durante il romanzo. 

Stile di scrittura: quest’autrice riprende alla perfezione la storia, l’ambientazione e la vita esattamente come doveva essere in quel determinato periodo storico. Il libro fa vivere al lettore le stesse sensazioni dei protagonisti, ed è consigliatissimo a tutti. 

Un libro in una frase: l’amore, la speranza e l’amicizia sono la bussola che ci fa mantenere la giusta direzione nella nostra vita. 

E voi conoscete già Juliet Blackwell? Qual è stato l’ultimo libro letto ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale? Fatecelo sapere nei commenti 😃 



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10 pensieri riguardo “Recensione – “L’atelier segreto di Parigi” di Juliet Blackwell

  1. Blackwell non la conosco. Dei libri ambientati nella seconda guerra mondiale ne ho letti diversi ma le letture risalgono indietro nel tempo.. A parte i libri della Nemirovsky, Due libri di Helga Schneider e altri di cui non ricordo il nome. Però tutto datato almeno tre o quattro anni fa.

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